Decreto Rilancio: escluse le scuole paritarie

Nido “Primi Passi” e Scuola dell’Infanzia
Maggio 3, 2020
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Niente da fare. Anche nel decreto Rilancio, presentato in settimana dal premier Giuseppe Conte, le scuole paritarie sono quasi totalmente trascurate. Non è certo una dimenticanza, ma una scelta, dopo le continue sollecitazioni che sono venute al governo da parte delle rispettive associazioni e dalla stessa Conferenza Episcopale Italiana.
Niente da fare. Nel decreto sono stanziati 1.5 miliardi per le scuole statali in vista di garantire la ripresa delle attività e quasi niente per le scuole paritarie che fanno parte dello stesso sistema d’Istruzione pubblica. Solo 80 milioni per le scuole dell’infanzia pari a 152 Euro per alunno. Una mancia. Niente agli alunni degli altri livelli scolastici, dalla Primaria alle Secondarie. Una vera e propria discriminazione nei confronti dei cittadini studenti delle scuole paritarie e dei loro genitori.
E questo dopo le recenti dichiarazioni della ministra Azzolina in Parlamento: “Colgo l’occasione per ricordare la funzione sussidiaria che le scuole paritarie svolgono nella società e nell’ambito dell’istruzione quale parte integrante del sistema nazionale di istruzione”. Una presa in giro.
Ma non voglio soffermarmi su questa violazione del diritto di libera scelta educativa da parte dei genitori italiani, garantito dalla costituzione: già se n’è parlato varie volte.
Voglio soffermarmi invece sulla questione economica. Non tanto per il fatto che genitori e scuole paritarie dovranno far fronte ad ulteriori spese (e molte non ce la faranno), ma perché lo Stato si sta preparando un autogol colossale.
Le 12.000 paritarie italiane contano oggi 866.000 studenti. Il contributo dello Stato per queste scuole è pari, nel 2020, a 651 milioni di euro: mediamente 752 Euro per alunno che varia dai 295 Euro per uno studente della scuola secondaria di primo grado fino ai 1.007 Euro per uno della scuola dell’infanzia. Nel contempo, per un alunno nel sistema delle scuole statali lo Stato spende circa 8 volte di più, con un costo annuo che oscilla tra 5.300 e 6.700 Euro. La maggior parte dei costi del sistema paritario è quindi in capo alle famiglie degli studenti iscritti che, in aggiunta ai costi dell’istruzione non statale, sovvenzionano, con le proprie tasse, il sistema scolastico statale.
Uno studio pubblicato dall’Istituto Bruno Leoni in collaborazione con suor Monia Alfieri, esperta in questioni scolastiche e da sempre in prima linea a rivendicare i diritti delle scuole paritarie, ha evidenziato il rischio che la crisi economica derivante dalla pandemia provochi la fuga delle famiglie dalle scuole pubbliche paritarie a quelle statali, per evidenti minori costi da affrontare.

In più, dopo la chiusura improvvisa delle scuole causata dal coronavirus a fine febbraio, nel nuovo anno 2020/21 lo sforzo logistico-organizzativo per il sistema scolastico nazionale sarà immane e imporrà un aumento dei costi (nuove strutture, più personale nel caso di lezioni nel pomeriggio o nel weekend, sanificazioni, etc.).
Alcune valutazioni di esperti del settore indicano che, a queste condizioni, un terzo delle scuole paritarie del Paese potrebbe non poter sostenere i costi per riaprire a settembre e i loro studenti passerebbero alle statali. Quest’ultime, si troverebbero così, in poco tempo, a dover assorbire l’ingresso di oltre 290 mila studenti, un incremento pari al 4% del totale degli iscritti.
Così lo Stato dovrà far fronte a un esborso di 1,6 miliardi di Euro in più all’anno. In uno scenario estremo (100% degli studenti delle paritarie che si trasferiscono nelle scuole statali), sarebbe costretto a spendere circa 5 miliardi di Euro in più ogni anno per sostenere la scuola italiana. Il rischio di default è evidente.
Per questi motivi, non sembra irragionevole che, tra gli interventi di ordine economico che il Governo sta predisponendo in ogni settore e sostanzialmente per ciascuna categoria di lavoratori, servizi e imprese, vi sia anche un intervento a favore delle famiglie degli studenti delle scuole paritarie in forme adeguate.
Aiutare le scuole pubbliche paritarie oggi vuol dire generare un risparmio di spesa nell’immediato futuro, oltre che evitare un aggravio al problema logistico delle scuole pubbliche statali e non mettere a rischio il lavoro di circa 100.000 dipendenti.

Se proprio lo Stato italiano non ci sente dal punto di vista del rispetto della libertà educativa, condannando le famiglie italiane alla legislazione più liberticida d’Europa in materia di parità scolastica, almeno speriamo ci senta dal punto di vista della convenienza economica.

Per ora nel decreto Rilancio non c’è nulla. Si spera che possa essere modificato, nel passaggio parlamentare, secondo quanto lo stesso presidente del Consiglio Conte ha auspicato.

Giorgio Zucchelli
Presidente Fidae Lombardia

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